Libertà ed uguaglianza: perché preferire la prima

Il dibattito politico del Novecento si è essenzialmente basato sulla dicotomia tra libertà e uguaglianza. Sono questi due concetti la polpa ideologica degli schemi sociopolitici che si anteposero dall’inizio alla fine del secolo scorso. Dalla società libera pre-totalitaria degli anni Dieci e Venti si passò a quella ugualitaria e collettivista degli anni Trenta e Quaranta; poi alla divisione dei blocchi ideologici fino al 1989. Da una parte il primo mondo, ispirato ai principi di libertà e democrazia; dall’altra il secondo, ispirato dal socialismo e dall’uguaglianza. Nella Guerra Fredda Stati Uniti e URSS hanno dimostrato cosa volesse dire libertà rispettivamente uguaglianza applicata ai propri sistemi socioeconomici: la dialettica tra questi due concetti è stato anche un asse divisorio tra modi di intendere la società. Quale elemento scegliere tra i due in un regime politico? Più libertà o più uguaglianza? «Tutti i regimi conosciuti», avvertiva Raymond Aron (L’Opium des intellectuelles) «sono condannabili se riportati ad un ideale astratto di uguaglianza o di libertà.» Dal momento che un assoluto di entrambi porta la società all’anarchia, i regimi politici moderni temperano entrambe le condizioni e cercano di trovare il giusto equilibrio tra l’una e l’altra.

Norberto Bobbio (Destra e sinistra) evidenziò la sostanza e la natura dei regimi politici proprio a partire dal concetto di libertà e quello di uguaglianza. Libertà e uguaglianza conducono alla socialdemocrazia (modello tedesco); libertà e disuguaglianza alla liberaldemocrazia (modello inglese). D’altra parte, autorità e uguaglianza portano al Comunismo, mentre autorità e diseguaglianza portano al Fascismo. Parrebbe che Bobbio drammatizzasse il ruolo della libertà, dimenticando che nei regimi più liberi che uguali c’è anche la possibilità di essere uguali, mentre nei regimi più uguali che liberi questa possibilità è preclusa. Allo “schema Bobbio” andrebbe aggiunta una postilla, che riguarda i regimi comunisti: nei fatti, non è corretto affermare che questi fossero promotori di uguaglianza all’interno delle loro società. Le classi, meno evidenti, c’erano eccome anche negli universi comunisti: l’operaio dell’ultima fabbrica di trattori in Ucraina non era allo stesso livello del grigio burocrate del partito comunista. Ivan Krastev (L’impero diviso) ha ricordato che «anche nella società comunista c’era una sorta di diseguaglianza nascosta; la gente la percepiva, e sperava che il capitalismo avrebbe portato una maggiore eguaglianza sociale, non minore.»

Quando arrivò il 1989, il grande inganno ideologico che propugnava l’uguaglianza con la forza andò in pezzi. Allora emerse chiaramente che nei paesi del patto di Varsavia non solo non c’era libertà, ma non c’era neppure l’uguaglianza; c’era solo l’uguaglianza dei poveri nella miseria. I gerarchi e i membri dei partiti comunisti erano ben al di sopra delle classi proletarie. Insomma, parafrasando George Orwell, nel mondo del Comunismo applicato alcuni animali erano più uguali di altri. Tornando a Bobbio, è vero che autorità e diseguaglianza portano certamente al Fascismo, ma anche al Comunismo. Ad accomunarli, i loro genitori, ossia il collettivismo (la suprema condizione totalitaria) e lo statalismo (l’uso della macchina statale per reprimere l’individuo). L’uguaglianza non prevede la libertà: se si è tutti uguali, nessuno è libero di poter fare come crede, anche nel rispetto delle leggi, in base al libero arbitrio. La libertà, d’altra parte, è esercitabile solo attraverso il filtro della responsabilità; cosa che non si può applicare all’uguaglianza, perché nei regimi politici dove si questa è la prediletta, la responsabilità individuale – nonché il suo enforcement – non esiste.

Ovviamente, «la libertà non consiste nel fare che piace, ma nell’avere il diritto di fare ciò che si deve», come ha detto Karol Wojtyla (Baltimora, 8 ottobre 1995). La libertà non può esistere senza la responsabilità; l’uguaglianza non può essere responsabilità perché non la contempla. L’idea politica, economica, sociale e filosofica che predilige la libertà sopra ogni altra cosa – e al contempo ne limita il raggio d’azione prevenendone la degenerazione anarchica – è il liberalismo. Che è un prodotto degli uomini e come tale è imperfetto. Il liberalismo sì assicura la libertà individuale, ma al contempo non scarta la possibilità di stabilire un certo grado di uguaglianza, mantenendo sempre chiaro che gli uomini 1) sono tutti diversi e hanno preferenze diverse e 2) generalmente preferiscono la libertà alla dittatura dell’uguaglianza (di “dittature della libertà” ancora non se ne sono viste). D’altra parte, temperare il liberalismo nelle società è necessario affinché questi non cada in contraddizione e degeneri in anarchia. Antonio Polito (Il Muro che cadde due volte) ha spiegato che «il liberalismo è nato sulla base del convincimento che le società possono essere cambiate gradualmente e dal basso, perché è consapevole del pericolo contenuto in tutte le utopie». Cosa dovrebbe prediligere una società?

Karl Popper disse che «la libertà è più importante dell’uguaglianza; il tentativo di realizzare l’uguaglianza mette in pericolo la libertà; e se la libertà viene perduta, allora non ci sarà neppure l’uguaglianza tra i non-liberi.» In nome dell’uguaglianza in milioni sono diventati schiavi: non si può dire lo stesso della libertà. Dal momento che uguaglianza vuol dire anche collettivismo, chi parteggia a favore della libertà sull’uguaglianza è antitotalitario per definizione; sul contrario ci sono dei dubbi. Milton Friedman disse che una società che mette l’uguaglianza prima della libertà non otterrà nessuna delle due; d’altra parte, se la libertà viene anteposta all’uguaglianza, una società godrà di un elevato grado di entrambe. L’uguaglianza può esserci solo nella miseria; l’uguaglianza nella ricchezza non esiste. Se tutti i cittadini sono uguali, non tutti sono liberi. Solo con la libertà si può giungere all’uguaglianza in potenza, ma dall’uguaglianza non si può giungere alla libertà.

Amedeo Gasparini

(Pubblicato su Istituto Bruno Leoni – Blog)

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